La presidente annuncia un nuovo invio di aiuti umanitari e avvia le mosse diplomatiche per ripristinare le forniture energetiche all’isola
La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, non usa mezzi termini per ribadire la condanna nei confronti dell’ultima stretta degli Stati Uniti contro Cuba. In una conferenza stampa, ha definito “molto ingiusto” il nuovo passo di Washington, che minaccia di imporre pesanti dazi a qualsiasi paese che osi rifornire di petrolio l’isola caraibica. Per Sheinbaum, non si tratta di una semplice disputa politica, ma di una misura che “colpisce direttamente il popolo cubano”, paralizzando ospedali e scuole.
“Non stanno bene le sanzioni che danneggiano la popolazione”, ha affermato con decisione la presidente. “Si può essere d’accordo o meno con il regime cubano, ma non si può soffocare una nazione intera”. Con questa frase, Sheinbaum delinea la posizione del suo governo: un chiaro distacco dalla politica del blocco, accompagnato da una ferma volontà di azione umanitaria.
Il Messico, infatti, non resterà a guardare. Sheinbaum ha annunciato che un nuovo carico di aiuti è pronto a salpare per l’isola, seguendo la rotta tracciata dalle due navi della Marina messicana che hanno portato oltre 800 tonnellate di viveri a Cuba. “Il nostro paese non può essere omissivo davanti a questa situazione”, ha spiegato, richiamando lo spirito di solidarietà che da sempre caratterizza la diplomazia messicana. “Questa è l’essenza del nostro popolo: fraternità e sostegno”.
Oltre agli aiuti immediati, Città del Messico sta lavorando dietro le quinte per una soluzione di più lungo periodo. Sheinbaum ha confermato che si stanno compiendo “tutte le azioni diplomatiche necessarie” per ripristinare l’invio di petrolio a Cuba, sorpassando di fatto la minaccia dei dazi statunitensi. Allo stesso tempo, si è offerta come mediatrice per avviare un dialogo tra Washington e L’Avana, basato sui principi di non intervento e rispetto della sovanità sanciti dalla Costituzione messicana.
La presa di posizione di Sheinbaum arriva in un momento di forte tensione. A fine gennaio, il presidente USA Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara Cuba una “minaccia alla sicurezza nazionale”, aprendo la porta alle sanzioni commerciali. Da parte sua, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha denunciato quello che definisce un “blocco energetico” criminale e aggressivo, pur dichiarandosi aperto a un dialogo, ma solo “senza pressioni”.
Mentre da Mosca il Cremlino accusa pubblicamente gli USA di voler “asfissiare” Cuba e conferma il proprio sostegno all’isola, il Messico di Sheinbaum sceglie una linea netta. Non è solo una questione di vicinanza geografica o di politica estera: per la presidente, è una questione di principio. In un’epoca di nuovi muri, Città del Messico punta a costruire ponti, anche a costo di una frizione con il potente vicino del nord. La sfida, ora, è vedere quanto questa solidarietà concreta potrà resistere alla pressione economica di Washington.